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“NON C’è TRIPPA PER GATTI” è un modo di dire romanesco che significa:

Non vi è alcuna speranza che una certa cosa venga concessa”.

La frase è attribuita al famoso Sindaco  Ernesto Nathan (1907), che, alle prese con le ristrettezze finanziarie del Comune di Roma, iniziò una serie di tagli al bilancio, tra cui anche  la somma che si stanziava per sfamare i gatti, che vivevano tra gli antichi ruderi della capitale. Nathan cancellò la voce dal bilancio relativa all’acquisto di cibo per i gatti, spiegando che d’ora in avanti i felini del Campidoglio avrebbero dovuto sfamarsi con i roditori che avevano lo scopo di catturare e, se nel caso di topi non dovessero averne trovato, sarebbe venuto a cessare anche lo scopo della loro presenza.

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Oramai tutti voi sapete che la trippa verde, quella fresca e solo svuotata dai macellatori, è un alimento d’oro per i nostri cani grazie al contenuto di enzimi digestivi e batteri benefici che contiene, ma avete anche scoperto che è difficile reperirla sul mercato, visto che è considerata materiale di scarto (C3) e non può uscire dal macello legalmente e tranquillamente. La potete acquistare però facllmente sui siti online che trattano prodotti BARF.

LA MAGIA DELLA TRIPPA VERDE, questa sconosciuta….

Oggi vi voglio invece parlare della trippa bianca che troviamo facilmente sui banchi frigo dei nostri supermercati perchè molti proprietari di cani mi pongono spesso la stessa domanda:

Ma la trippa che trovo al supermercato posso darla ai miei cani?!?

Certo, ma dovete essere consapevoli che è un altro tipo di alimento rispetto alla trippa verde.

Dal punto di vista nutrizionale la trippa bianca è molto ricca: la quantità di proteine è tra il 16 e il 18% quindi molto simile a quella della carne, contiene fosforo e calcio in buona quantità ed è pressoché priva di grassi (solo il 4%). Del resto se non avesse delle proprietà nutrizionali noi non la mangeremo e non sprecheremo ore e ore in cucina per farla diventare un piatto molto apprezzato, già dai tempi degli antichi Greci che la cucinavano sulle Braci o dai romani che ne preparavano addirittura delle salsicce.

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Lo stomaco ed i prestomaci degli erbivori, per la preparazione della trippa lavorata, vengono separati dagli altri organi dell’apparato digestivo, svuotai, lavati, separati dalla mucosa, sgrassati, precotti a temperature comprese tra 60 e 80°C, raffreddati , prima in acqua corrente e poi in cella a 0°C. Possiamo trovare sul mercato diverse varietà che richiedono preparazioni diverse:

  • Verde o al naturale: si tratta del rivestimento dello stomaco dell’animale che non è stato trattato. Solitamente ha un colore verdastro o grigiastro. Questa trippa, se volete mangiarla voi responsabili umani, deve essere svuotata e pulita in modo accurato prima di essere cotta.
  • Pulita: è la trippa che è stata pulita e risciacquata anche con acqua bollente per rimuovere il contenuto dello stomaco. Il suo colore è più chiaro, sul grigio, e richiede una preparazione preliminare meno complessa.
  • Sbiancata: in questo caso è stata pulita e immersa in una soluzione di acqua ossigenata diluita per uccidere i germi, e conferirle il richiesto colore molto chiaro, quasi bianco. Sulle etichette delle confezioni di trippa vendute, l’acqua ossigenata non risulta come ingrediente utilizzato perchè non è più presente nel prodotto alla fine della lavorazione.

 

In alcuni casi la trippa subisce trattamenti successivi con coadiuvanti tecnologici, tipo  soda, bisolfiti, polifosfati, nitrati e nitriti (inibiscono lo sviluppo dei microrganismi, in particolare quella del pericoloso Clostridium botulinum, forniscono alla carne una colorazione rosata e migliorano la sapidità del prodotto evitando che questo assuma un gusto amaro). Il fine dell’utilizzo dei polifosfati è quello di intenerire il tessuto, che di solito si presenta piuttosto fibroso. La soda  NaoH di potassio è utilizzata per due motivi principali : per rendere le trippe più facili alla pelatura. L’ultima  operazione prima del confezionamento è l’eliminazione dei liquidi di governo ed il risciacquo del prodotto con abbondante acqua corrente ed eventualmente trattata con sostanze acidificanti.

Quindi sul mercato esistono diversi tipi di trippa trattati con diversi procedimenti tecnologici.

SIAMO NOI CONSUMATORI CHE RICHIEDIAMO UN PRODOTTO CON DETERMINATE CARATTERISTICHE ESTETICHE e quindi siamo noi che determiniamo una particolare lavorazione che richiede l’utilizzo di procedure e tecnologie a volte non necessarie.

Controllate sempre le etichette che devono riportare le seguenti informazioni: stabilimento di produzione, data di confezionamento e di scadenza, elenco degli ingredienti e numero di lotto.

Potete dare al vostro cane anche la trippa bianca, consapevoli del fatto che non è lo stesso alimento miracoloso di quella verde ricca di batteri buoni che aiutano il microbioma del nostro amico a 4 zampe, come alternativa fonte proteica, facile da reperire, poco costosa e poco grassa ( utile specialmente nelle diete ipocaloriche per esempio).

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