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L’antibiotico, oramai ne siamo consapevoli, è un farmaco a doppia faccia: se da una parte ci salva dall’altra insieme agli agenti patogeni, uccide anche i batteri benefici che abitano il corpo nostro e dei nostri cani. Forse quello che non ci dicono è che un microbioma povero e poco diversificato influenza in modo importante la neurogenesi e lo sviluppo cognitivo.

Un nuovo studio, condotto dal Dr Wolf del Dipartimento di Cellular Neuroscience di Berlino (Germania), ha trovato che il trattamento antibiotico prolungato, che uccide i batteri intestinali, può anche fermare la crescita di nuove cellule cerebrali nei topi.

Altri studi confermano che l’uso di antibiotico produce una disbiosi intestinale, modificazione peggiorativa enzimatica e batterica, che può condurre ad un’alterazione cognitiva. Ancora sappiamo poco circa il legame tra il cervello, il sistema immunitario locale e sistemico, e la flora intestinale ma ci sono molti studi attivi a riguardo che ci forniranno risposte sorprendenti. Sappiamo che l’intestino e il cervello “parlano” tra loro tramite ormoni, prodotti metabolici o connessioni neurali dirette.

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I ricercatori in questo studio hanno somministrato ai topi antibiotici ad ampio spettro per per 7 settimane. Rispetto ai topi non trattati, i topi adulti trattati con antibiotici hanno mostrato un numero significativamente inferiore di cellule cerebrali di nuova formazione (cioè ridotta neurogenesi) nella regione dell’ippocampo del cervello, e di conseguenza la loro memoria risultava peggiorata.

I ricercatori hanno scoperto che quando il microbioma intestinale è disfunzionale, la popolazione di una specifica classe di cellule immunitarie del cervello – monociti la Ly6C (hi) – diminuisce in modo significativo. I ricercatori hanno poi curato i topi trattati con antibiotici utilizzando due diverse strategie: a un gruppo di  topi è stata somministrata una miscela di ceppi batterici selezionati che hanno invertito così gli effetti negativi degli antibiotici, mentre un altro gruppo di topi è stato trattato con monociti la Ly6C (hi) e dopo il trattamento le prestazioni della loro memoria e neurogenesi sono migliorate.

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Tuttavia, i deficit comportamentali (esercizio di memoria) indotti da antibiotici sono stati ripristinati quando i topi hanno ricevuto un probiotico multispecie.

Secondo il Dr. Wolf, il nuovo studio può portare a nuove strade per il trattamento di persone con disturbi mentali come la schizofrenia o la depressione, che anche con problemi di neurogenesi: “Oltre ai farmaci e l’esercizio fisico, questi pazienti potrebbero potenzialmente trarre beneficio anche da preparazioni di probiotici”.

La stessa conclusione vale per i nostri cani.

PS La mia grande levriera irlandese Dream aveva anticipato questa ricerca da anni, testimoniando che la sua fobia poteva essere curata anche con una ciotola strutturata con alimenti probiotici e prebiotici.

 

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